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Storia dell’Osservatorio


webmaster - Posted on 05 October 2009

Il progetto dell’ Osservatorio era finalizzato all’esplorazione di quella atmosfera materna (Vallino, 2004) che si instaura nel periodo della gravidanza e determina eventi mentali nuovi e trasformazioni nei processi di organizzazione del Sé.

Fino dall’inizio il gruppo si è concentrato sull’ipotesi di una estensione dell’Infant Observation secondo la metodologia di Esther Bick3.   –che abbiamo chiamato pre-infant observation4- così come è stata pensata e definita da Gina Ferrara Mori al primo Convegno nazionale di Infant observation svoltosi a Firenze nel 1999 e successivamente illustrata al VI Congresso Internazionale di Cracovia (Cracovia 2002). Il termine “pre–infant observation” sottolinea la sua filiazione dalla metodologia della Bick ribadendo il carattere longitudinale dell’esperienza osservativa fino dall’inizio della gestazione nel lungo percorso interiore verso il divenire madre, risalire alle prime costruzioni delle future relazioni madre–bambino contenenti una predittività non ben definibile, e gettare una luce nitida sulle vicende originarie che formano il progetto–bambino e mettono in movimento i processi psichici dello statuto gravidico.

I luoghi e i diversi contesti scelti per osservare e comprendere le storie che avvengono nel territorio della maternità, per stare in contatto con l’esperienza gestazionale, poterla “pensare” e narrare, sono stati:

 

  • gli spazi dedicati ai colloqui preliminari all’infant observation nel momento di incontro fra l’osservatore e la donna incinta  nell’ultima fase della gravidanza nel suo ambiente di vita. Questi colloqui hanno testimoniato chiaramente molti aspetti della soggettività dell’esperienza interna in corso e alcuni segni premonitori delle qualità delle relazioni future madre–bambino evidenziando che “la storia era già iniziata”. Questo ha dato un forte appoggio a un programma di applicazione della pre-infant observation. Il materiale di studio e approfondimento della relazione madre–bambino dalla nascita in poi è infatti ormai moltissimo ed esteso è l’archivio raccolto dalle esperienze dell’infant observation che si sono cosi diffuse(Vallino, 2006);
  • i luoghi e le esperienze delle pre-infant observation4, innovativi e ricchissimi di eventi che illustrano il percorso psichico di una gravidanza, hanno impegnato il gruppo in un intenso lavoro di comprensione delle sedute di osservazione;

  • i corsi di preparazione alla nascita hanno fatto parte delle attività svolte da alcuni membri del gruppo come operatori dei  servizi pubblici e si sono dimostrati spazi facilitanti dialoghi sulle esperienze soggettive delle gestanti, favorite dall’essere insieme in un clima di ascolto e di partecipazione;

  • le stanze di lavoro degli psicoterapeuti e degli psicoanalisti, quando una loro paziente progetta un bambino e poi attraversa nella cura tutta la gravidanza e le fasi successive, sono stati luoghi privilegiati di osservazione della maternità interiore e della relazione madre–bambino. In essi, terapeuta e paziente assistono insieme alla trasformazione di una situazione realmente “interessante”, dentro un continuo aggiustamento della situazione clinica.

Nel corso degli anni altri luoghi sono diventati centri di osservazione in relazione alle differenti frequentazioni dei partecipanti in alcuni settori di lavoro nel servizio pubblico o a causa di presenza in aree particolari come la stanza dell’ecografista o le stanze di consultazione.

Nello spazio delle discussioni e riflessioni su quanto era stato letto, osservato, sperimentato, molti sono stati i suggestivi rimandi al materiale proveniente dalla letteratura, l’arte, il cinema. Nei contributi di alcuni autori questi riferimenti emergono con le risonanze emotive che li hanno accompagnati. Una fonte di ispirazione e comunicazione di attività mentali molto complesse relative al processo di elaborazione della gravidanza, è stata per esempio la stupenda immagine della Madonna del parto di Piero della Francesca con la sua straordinaria espressione pittorica della maternità interiore (Ferrara Mori, 2006).

 

Note:

3 Secondo la metodologia di Esther Bick (1964), l’infant observation consiste nel recarsi a osservare, una volta alla settimana per un’ora, lo sviluppo di un neonato all’interno del suo nucleo familiare, dalla nascita ai due anni di età. L’osservatore deve stendere dopo un resoconto, annotando quanto osservato, cercando di non tralasciare nessun particolare. Il materiale prodotto verrà poi letto, discusso ed elaborato nel corso di seminari in un piccolo gruppo composto da un conduttore specializzato (psicoanalista o psicoterapeuta con esperienza personale di infant observation) e dagli altri osservatori. Il metodo si articola quindi in tre tempi fondamentali: 1) l’osservazione del bambino in famiglia; 2) i successivi resoconti scritti delle osservazioni; 3) i seminari di supervisione in piccolo gruppo, secondo una sequenza che porta l’osservazione da una fase di notazione a un livello di prime inferenze, e successivamente alla formazione di costrutti, che danno significato ai vari momenti fino a una comprensione dinamica delle interazioni. Tale osservazione si definisce “partecipe” perché  l’osservatore si pone in maniera neutrale e partecipe nello stesso tempo: è testimone dell’unicità della situazione che si sta svolgendo davanti a sé e attento ai propri vissuti. È proprio l’utilizzazione del controtransfert dell’osservatore che offre una valida base di conoscenza diretta dello sviluppo in quanto aiuta a cogliere il significato emozionale delle interazioni e del comportamento. L’infant observation fa parte di molti training per diventare psicoterapeuta o psicoanalista essendo ritenuta una formazione di base non solo per esperti nel campo infantile. Molte sono state le applicazioni e le estensioni derivate da questa metodologia (vedi la raccolta degli ultimi lavori del VII Congresso internazionale di infant observation, Percorsi di crescita: dagli occhi alla mente, curato da L.Cresti Scacciati e S. Nissim, Borla, 2007).

4 Pre-infant observation: E’ stata definita in tal  modo per la prima volta  da G.Ferrara Mori nel  primo Convegno nazionale di Infant Observation (Firenze 1999; Osservazione e trasformazione. L' Infant Observation nella formazione, la prevenzione e la ricerca, a cura di Luigia Cresti, Paola Farneti, Cristina Pratesi, Borla, 2001) e illustrata  come estensione della metodologia di E.Bick al VI Congresso Internazionale di Cracovia  (Cracovia 2002). Esperienze di pre-infant observation, oltre a quella pionieristica svolta dalla psicopedagogista Susanna Mazzetti molti anni fa (1987)  e descritta nel capitolo  intitolato “Osservazione della madre durante i mesi della gravidanza e la prima settimana  di vita del bambino”  nel libro  a cura di Carla Gallo Barbisio L’aggressività materna  (Bollati Boringhieri, 1993) sono l’ osservazione compiuta da Luigia Cresti Scacciati e presentata nella sessione plenaria dedicata alla Pre-Infant Observation nel VII congresso Internazionale sull’Infant Observation (Firenze, 2004) insieme a quella del brasiliano Joaquim Couto Rosa e coll. (cfr.  Percorsi di crescita: dagli occhi alla mente. Ricerca, estensioni dell'Infant Observation, a cura di Luigia Cresti, Simona Nissim, Borla, 2007

 

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L'esperienza interiore della maternità.ppt793.5 KB