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Riferimenti teorici


webmaster - Posted on 07 October 2009

Nella elaborazione teorica delle esperienze effettuate e discusse dal gruppo di studio si è parlato di costruzione della maternità interiore come:

  • di un processo di sviluppo della identità femminile e di elaborazione di rappresentazioni mentali,;
  • dello spazio delle fantasie, delle emozioni, dei desideri, dei sogni, luogo di residenza di legami, di affetti, di relazioni nuove;
  • di contenitore di quel bambino fantasmatizzato interno che diventerà il bambino reale esterno.

Il termine “Maternità interiore” è stato scelto come specifico riferimento all’esperienza interna di quel processo che si sviluppa nel periodo della gravidanza ed è diventato il titolo prescelto delle molte presentazioni che sono state fatte in giornate di studio e convegni2 sulle nostre ricerche dentro i vari luoghi dell’Ossevatorio. Questo concetto costituisce una specie di “mappatura” completa (come l’ha chiamata Dina Vallino) per descrivere e definire il mondo delle relazioni interiori  della futura madre con se stessa, con la propria  madre, con il partner, con il futuro figlio da quando lo concepisce a quando ne avverte la piena vita fetale fino alla sua nascita.

Pensare alla Maternità interiore significa altresì riferirsi ad un tipo di relazione consistente nel prendersi cura, occuparsi e preoccuparsi dell’altro, dar vita alla mente dell’altro, è una esperienza del “materno” intesa come un assetto mentale con una sua specificità determinante un’atmosfera di dialogo ed intimità con ritmi e tessiture di complesse interrelazioni.

Le idee centrali che sono emerse consentono di considerare la maternità interiore, che si configura in una area evolutiva somatopsichica, come un concetto molto più esteso rispetto al mondo rappresentazionale descritto da molti autori nei vari momenti della gravidanza, ed esplorato attentamente da Massimo Ammanniti e il suo gruppo di studio (1995). Se infatti le rappresentazioni mentali che fino dalla prima formulazione di Freud (1915) sono categorie dentro l’ambito delle esperienze soggettive,ad esse vanno aggiunte fantasie, sogni, revêries, desideri, emozioni e complessi movimenti psichici come quelli descritti dalla Bydlowski con il concetto di “trasparenza psichica”3 o da Winnicott quando illustra la “preoccupazione materna primaria”4  e da Racamier con “maternalità”iiie indubbiamente in quelle  manifestazioni  da noi messe in evidenza come “crisi latenti”. Inoltre le stesse rappresentazioni mentali sono continuamente  rielaborate e trasformate formando uno stato di vita psichica determinante un’identità materna in formazione e in continuo cambiamento  verso i nuovi equilibri.

Nella ricchissima documentazione degli studi sull'Infant Observation è ormai ampiamente riconosciuta l'unicità di ogni relazione madre-bambino. Nell’archivio raccolto nei vari luoghi dell’Osservatorio si delinea molto chiaramente che ogni costruzione della maternità interiore ha un suo sviluppo peculiare in relazione agli eventi esterni ed interni della storia e della vita della futura madre. Si individuano comunque alcuni movimenti e alcuni processi specifici di tutta la fase gestazionale.

 

Presenza costante di situazioni di crisi latente

Nella vasta letteratura psicologica e psicoanalitica si parla spesso di gravidanza come crisi, come rottura, come perdita degli equilibri precedenti, riferendosi ai cambiamenti psichici e somatici irreversibili che intervengono in questo periodo in modo simile a quanto avviene nella pubertà, nella menopausa, nella vecchiaia (cfr. ad es. Paul-Claude Racamier, Catherine Bergeret-Amselek).

Durante tutto il periodo della gestazione vi è una presenza quasi costante di situazioni di “crisi latente". Dina Vallino aveva in tal modo  denominato  quelle crisi fra la madre ed il suo bambino “riconducibili  al fatto che il bambino si trova in conflitto con la madre, quando la madre non risponde o non comprende  oppure offre altro da ciò che il bèbè chiede. Se vi è un conflitto nella coppia madre-bambino, non si verifica la simultaneità tra funzionamento interpersonale e intrapsichico indispensabile per l’interiorizzazione di un  soggetto materno che dà riconoscimento ai suoi vissuti”(Vallino, 2004, p. 178).

Le crisi latenti in gravidanza sono situazioni che hanno una caratteristica specifica oscillante nell'emergere e nel manifestarsi tali, in relazione ad eventi ansiogeni, diversi a seconda alle varie fasi di essa, o in relazione agli annunci  provenienti dal monitoraggio biologico, a particolari situazioni ambientali ma a volte dipendenti dalle trasformazioni delle rappresentazioni mentali inconsce (ad esempio dopo un sogno). Se per il bebè si tratta di  attraversare  momenti  di carenza di un buon contenimento, di non essere capito,  per la futura mamma  si tratta di non  essere contenuta, compresa dall’ambiente  o non in  grado a momenti di contenersi con le parti più adulte.

Queste crisi latenti, vissute in un clima di “solitudine”, presenti anche nel caso di un buon decorso della gravidanza, possono  fornire a volte  dei segnali premonitori di  depressione post-partum o di futura difficile relazione madre-bambino.

 

Bisogno manifesto di figure di riferimento

Nel periodo della gravidanza, al momento del parto e nelle prime fasi dopo la nascita del bambino,  a seguito di quella doppia identificazione con se stessa bambina e con la propria madre, oggetto contenente e creativo, la donna ha bisogno di una figura di riferimento e di sostegno vicino a sé. Tende a ricercare la presenza della propria madre o di un’altra figura femminile (l'ostetrica, la sorella, l’amica) oppure la presenza del proprio partner o del ginecologo che l’ha seguita.

Il complesso movimento identificatorio con la propria madre è fondante per l’acquisizione della nuova identità materna. M. Bydlowski ne dà un’eccellente raffigurazione parlando dell’importanza del riconoscimento del debito di vita  della donna nei confronti della propria madre: “E’ spesso trascurata la forza del legame originario alla madre nella fase pre-edipica, come ingrediente necessario per la filiazione femminile. È con la potenza di questo legame che la maternità inaugura un ritrovamento con l’oggetto perso e la rievocazione di ricordi in atto di un passato nostalgico” (Bydlowski, 1997, p 158). Diversamente, un legame conflittuale o eccessivamente persecutorio non permette di sviluppare una sufficientemente buona identità materna e trovare figure di riferimento sostitutive nel mondo esterno.

 

Oggettivazione precoce del futuro neonato

Il graduale processo di oggettualizzazione che la madre fa del proprio feto-bambino avviene attraverso varie tappe (M.Bydlowski, B.Golse, 2001). Nella prima -cioè quella della trasparenza psichica- il feto, per quanto possa essere percepito come bambino nella sua concretezza perché è stato concepito e si sviluppa nel suo ventre, ha il suo corrispondente immaginario nella fantasia, ed è da considerare un oggetto ancora interno che riattiva il bebè che la  madre è stata, o che crede di essere stata e che era rimasta fino a quel momento in fondo alla sua mente. Successivamente, quando ci si avvicina all'ultimo mese di gravidanza, il feto, non ancora nato ma già quasi neo-nato, comincia ad assumere uno statuto esterno, e questo porta la gestante a spostarsi da se stessa in quanto contenitore verso il contenuto, e cioè il futuro neonato: il feto comincia ad oggettivarsi nella mente della madre. Dopo la nascita tutta l'attenzione della madre si dirige verso il suo bambino che è ormai divenuto un vero oggetto esterno, ma porta ancora tante tracce delle precedenti rappresentazioni mentali.
Prima dell’era delle biotecnologie, le future mamme riuscivano ad avere una conoscenza della vita del loro bebè dai propri cambiamenti somatici e individuavano il momento in cui il bebè manifestava la sua presenza con i movimenti che percepivano e descrivevano in relazione a momenti della loro vita quotidiana. Potevano quindi informare e far percepire questa presenza condividendo queste esperienze con i familiari cominciando a dare posto al bebè nella famiglia. I movimenti percepiti assumevano una valenza misteriosa di comunicazione, inizio del processo di oggettivazione del bambino.
Attualmente l’ecografia, accertamento diventato routinario e ripetuto più volte durante la gravidanza, riveste un ruolo notevole non solo nel dare una quantità di informazioni sulla vita del feto e sulle sue competenze  ma interviene nella  vita fantasmatica della donna incinta provocando un precoce incontro non solo con il “bambino immaginario” ma con un “feto” reale chiamato già “bambino”.

Le future madri si trovano precocemente ad affrontare la relazione con un feto già “neo-nato”, con il volto, il corpo, i movimenti, il sesso e a condividerli assai presto con l’ambiente. Questa accelerazione può provocare sfasamenti e squilibri ed emozioni poco contenibili e a difficoltà ad elaborare l’afflusso prematuro dell’oggettivazione del bambino interno e a modulare le nuove rappresentazioni di sé come madre e del futuro bambino.

Un’importante considerazione conclusiva, derivata dal tipo di ascolto e di osservazione partecipe nei luoghi dell’Osservatorio e anche nei luoghi dell’accoglienza da parte dei membri del gruppo, riguarda gli apporti offerti alle gestanti, come il contenimento degli squilibri emotivi e l’attivazione delle loro risorse personali per affrontare le nuove realtà esterne e interne. Si è trattato certamente di sviluppare un clima di attenzione e di accoglimento in modo da dare spazio e tempo per regolare le emozioni e permettere lo sviluppo di un senso di interiorità, intimità appartenenti alla realtà psichica.

 

Note:

2 Il gruppo ha presentato relazioni, oltre che in seminari e giornate di studio presso la Società psicoanalitica italiana e l’Associazione fiorentina di psicoterapia psicoanalitica (a Firenze, a Bologna e a Pisa), anche nel VI Congresso internazionale sull’infant observation (Cracovia, 2002), nel VII (Firenze, 2004) e nel Congresso internazionale “La normale complessità del venire al mondo” (Modena, 2006). A Pisa nel maggio 2007 è stato organizzato un convegno sull'Osservatorio della maternità interiore.

V. articolo su Repubblica:

I corsi per imparare a sentirsi genitori. Se la società è "madre delle madri"
di FEDERICA MACCOTTA
http://www.repubblica.it/2007/06/sezioni/scienza_e_tecnologia/maternita-......

 

3 Trasparenza psichica: Monique Bydlowski parla  di trasparenza psichica per indicare  un tipo di funzionamento psichico particolare della donna incinta,  caratterizzato dall'abbassamento delle sue resistenze abituali di fronte all’inconscio rimosso con un marcato iperinvestimento della sua storia personale e dei suoi conflitti infantili e con una grande plasticità delle rappresentazioni mentali centrate su una evidente polarizzazione narcisistica.

4 Maternalità: Paul-Claude Racamier ha coniato il termine maternalità, condensazione dei termini “materno”, “maternità” e “natalità". Egli considera la maternalità come una tappa esistenziale nello sviluppo dell’identità femminile e l’insieme di quei processi psicoaffettivi appartenenti a tutto il periodo della gravidanza e che proseguono dopo il parto.

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